Leopardi, l’infinito oltre la morte.

Giacomo Leopardi è sicuramente considerato fra i maggiori poeti italiani dell’800 e non solo. Tutti l’abbiamo studiato, ma si sa che a scuola non tutto riesce gradevole come si vorrebbe, anzi: spesso la scuola – o professori non ben disposti – sono riusciti a mandarci in antipatia, se non in odio, autori straordinari.

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Popolo italiano corri alle armi!

Così recitava il titolo, a caratteri cubitali. della prima pagina de Il Popolo d’Italia, quotidiano fascista fondato da Mussolini, l’11 giugno di ottant’anni fa, 1940. L’occhiello recitava: L’ora segnata dal destino è scoccata.

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Coppi! Il giorno prima della catastrofe

Il 9 giugno di ottant’anni fa, all’Arena di Milano, fin il 28° Giro d’Italia, partito dallo stesso capoluogo lombardo l 17 maggio e snodatosi fino a Napoli, per poi risalire verso est e, dopo le dolomiti, concludersi con la Verona – Milano. A vincere quel Giro – quasi totalmente italiano, viste le defezioni di tutti i ciclisti stranieri, qualche svizzero escluso – fu un giovane ventenne, partito gregario di Gino Bartali e trovatosi capitano dopo una caduta del campione toscano che lo aveva estromesso dalle posizioni alte della classifica già alla seconda tappa.

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Menzogne del Risorgimento 1. Cavour “Padre della Patria”

Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, è noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour. Nato a Torino il 10 agosto 1810, morì nella stessa città 158 anni fa, il 6 giugno del 1861. La storiografia ha sempre avallato la tesi di Giuseppe Verdi che lo definì “il vero padre della patria” e dal politico liberale, senatore del Regno, Nicomede Bianchi che parlò di lui come “Il buono e generoso padre della patria nascente“. E d’altra parte tutta l’Italia gli ha dedicato vie importanti monumenti e persino una moneta celebrativa da due euro coniata nel 2010 per il bicentenario della nascita.

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La strage di Piazza della Loggia

Il filo noir che abbiamo visto nell’articolo Maggio 1973: La strage della Questura di Milano, che univa le stragi milanesi da Piazza Fontana alla Questura, proseguì l’anno successivo con un’altra efferata azione terroristica: il 28 Maggio 1974 esplose a Brescia, nella centralissima piazza della Loggia, cuore della città, una bomba, uccidendo 8 persone e ferendone altre 102.

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Maggio 1973: La strage della Questura di Milano

C’è un fil rouge che parte dalla strage di Piazza Fontana e attraversando l’omicidio/suicidio/disgrazia di Pinelli e il tentato golpe Borghese arriva all’omicidio Calabresi (17 maggio del 1972, 48 anni fa) e alla strage della Questura di Milano. Il tutto dal 12 dicembre 1969 al 17 maggio 1973, giusto 47 anni fa. Ma forse si dovrebbe parlare di fil noir dato ormai per assodato che la trama ordita era di matrice neofascista.

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Il Piave mormorava… (tante menzogne)

Oggi è il 24 Maggio. Centocinque anni fa l’Italia entrava in guerra contro gli Imperi Centrali, ossia Austria e Germania; con le quali era legato fino a poco più di un mese prima da una alleanza difensiva, la cosiddetta Triplice Alleanza, stipulata la prima volta nel 1882 e poi sempre rinnovata. In quella primavera del 1915, esattamente il 26 Aprile, l’Italia aveva stipulato un patto segreto con le potenze dell’Intesa (Inghilterra, Francia e Russia) impegnate dal settembre precedente in guerra contro Austria e Germania. L’Italia, in virtù del fatto che la Triplice Alleanza undefinedlegava i firmatari ad interventi bellici soltanto difensivi, aveva dichiarato la propria neutralità. In gioco c’erano molti interessi, fra cui quello spinoso dell’irredentismo e cioè della richiesta dei territori trentini e giuliani, tradizionalmente abitati da popolazioni italiane. I fatti sono ormai conosciuti: per avere più promesse il Re ed il Governo italiani – senza consultare il Parlamento – decisero di tradire gli alleati e di scendere in campo a fianco dell’Intesa. Poi, a guerra finita, ciò che il Bel Paese ottenne fu meno della metà di ciò che era stato promesso, ma questa è un’altra storia.

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I moti popolari di Milano del 1898 – 5. Processi, censure e persecuzioni

Milano ebbe a conoscere L’Italia democratica e “benpensante” nelle giornate del Maggio 1898. Quarantamila cittadini erano scesi in piazza per manifestare le proprie necessità basilari: il pane contro la fame. Si ritrovarono con lo stato d’assedio, con 20.000 militari in assetto di guerra, con la piazza del Duomo trasformata in accampamento militare. E poi cannonate e colpi di fucile: in tutto furono sparati dalla truppa ben 11.164 pallottole e nove colpi di cannone, che fecero 81 morti fra gli inermi cittadini. Due soli furono i morti fra i soldati di cui uno forse ucciso da “fuoco amico” ed un altro colpito da una tegola scagliata dai tetti. Un confronto impari e la dimostrazione che non si trattò di una “rivoluzione” contro l’ordine costituito, ma di una carneficina ordita da chi odiava il popolo e le istanze democratiche.

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