La mia Celle – 4. I giochi

celleA Celle era facile divertirsi. O forse era facile divertirsi allora. Bastavano poche cose, la voglia di stare insieme, un po’ di fantasia. Di sicuro di tecnologico non avevamo nulla alla fine degli anni ’60. Il mio “hardware” era composto da un secchiello pieno di biglie di plastica con all’interno la fotografia dei campioni di ciclismo del tempo (da Gimondi a Merckx da Balmamion a Basso, passando per Bitossi, Pambianco e Palumbo) un blocchettino su cui segnare la classifica delle tappe. E poi la fantasia. Sotto le cabine si inventavano un sacco di giochi, con le biglie e senza. Poi veniva l’ora del bagno. E allora le gare di tuffi dalla boa, quelle di nuoto da e per la riva… la pallanuoto abbozzata, il canotto. A volte si giocava anche con il chiodo”da sabbia”, ricordo, e con il click clack quell’infernale aggeggio composto da due palline durissime legate a due fili che convergevano in un anello. Si teneva l’anello fra pollice e indice e si dovevano far sbattere le palline sopra e sotto le dita. Con dolore immenso quando – inevitabilmente – le palline si scoordinavano ed andavano a colpire con violenza la mano!

Ma la gran parte del gioco, per noi dei Bagni Lido, si svolgeva nello spazio dietro alle cabine, l’unico dove si poteva giocare a pallone. Ma noi giocavamo, da bambini, un po’ a tutto. Nascondino, battaglie d’acqua e persino con le cerbottane caricate con le bacche arancioni delle siepi…

Ma il ricordo più incredibile che ho di quei primi anni cellesi rimane la follia collettiva che si scatenava quando gli aerei sorvolavano la spiaggia e sganciavano i paracadute… No, non sono impazzito: era proprio così. Ad un certo punto due aerei da turismo con legato alla coda il manifesto pubblicitario di una nota azienda di alimentari (quella che “vuol dire fiducia…”) apparivano nel cielo di Celle. Da quel momento tutti guardavano se erano lì solo per fare pubblicità al marchio (una volta era un mezzo molto usato) oppure se avrebbero sganciato i paracaduti. Che erano dei piccoli fogli di plastica sotto i quali erano attaccati dei gettoni quadrati (grandi circa 6 cm x 6 cm) con i quali, acquistando dei prodotti, si ottenevano in omaggio regali come canotti, pinne, un orsetto gonfiabile e galleggiante che stava sempre insieme ed altri oggetti di minor valore. Appena gli aerei buttavano fuori i gettoni legati ai mini paracadute si scatenava la pazzia: 50, 100, 1000 bagnanti si riversavano contemporaneamente in acqua, nuotando all’impazzata per raggiungere gli ambiti trofei che venivano sempre sganciati a 50-100 metri da riva. Di solito erano i fratelli maggiori o i papà a fare la parte del leone, ma anche noi più piccoli non ci sottraevamo alla caccia, anche perché erano davvero tanti  i buoni lanciati in mare. La rincorsa era ovviamente finalizzata a raggiungere quelli con i premi più belli e la cosa era facilitata dal fatto che ciascuno aveva un colore differente, colori che noi ovviamente conoscevamo benissimo. Dopo pochi minuti tornavano a riva i “cacciatori” con in mano 5, 10 20 paracadutini, a seconda della bravura e dell’ingordigia. E  l’indomani tutti in spiaggia con i nuovi compagni di gioco e d’avventura!

Un’altra attività ludica impressa nel mio cuore in modo indelebile e di cui vado fiero è l’organizzazione di due Olimpiadi. Ma ne parleremo nella prossima puntata…

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