La mia Celle – 28. E la nave va…

La costa tra Celle e Varazze. Per me bambino una specie di Borneo nel mio immaginario salgariano. C’erano coste scogliose e impervie. Difficili da raggiungere via terra (c’era ancora la ferrovia lungo la costa), lontane via mare. Qualche volta si partiva in spedizione con i miei fratelli maggiori sul “moscone” (come chiamavamo il pattino). Si oltrepassava la punta dell’Olmo e si remava verso Varazze, fermandoci nei pressi della “nave“.

nave
In alto a destra, nel cerchio, gli scogli dove avvenne il fatto narrato…  

Cioè il molo di Punta Aspera, che si raccontasse fosse nato da una nave lì incagliatasi e poi cementata. Il luogo era una meta tra le preferite dei pescatori subacquei della nostra spiaggia, perché trovavano numerosi polpi soprattutto all’inizio dell’estate.

Col passare degli anni e delle estati la nave non era più una meta lontana ed avventurosa. Spesso si trasformava in un diversivo dalla solita vita di spiaggia della compagnia. Ho un ricordo preciso di quegli scogli, in quella piccola baia che il molo crea dando vita alla spiaggetta delle Colonie. Eravamo un giorno a fare il bagno lì, tutta la compagnia. Si giocava, ci si tuffava, proprio sugli scogli di fronte alla nave. Ad un certo punto Filippo, abile marinaio, indigeno cellese, mi chiama da una decina di metri, urlandomi: “Edo! Tieni!”. Io mi giro e vedo arrivare in volo, lentamente, un sasso, uno di quelli neri e levigati. Ne sono così sicuro che, senza nemmeno chiedermi perché mai me lo stesse tirando (lentamente ripeto, non scagliato con forza per farmi male) decido di esibirmi in una specie di diritto da tennis. Apro il palmo della mano destra ed esplodo il colpo.

Ora descrivere il dolore che provai non mi riesce possibile. Certi dolori sono così intensi da non poter essere raccontati. Che il sasso fosse nero non c’erano dubbi. Ciò di cui non mi capacito è che non fossi riuscito a vedere che aveva degli strani aghi. Il dolore terribile mi spiegò tutto: era in fatti un riccio di mare!

Tutti scoppiarono a ridere, poi le ragazze (si sa, sempre più sensibili dei maschietti) si precipitarono a vedere le mie condizioni (senza smettere di ridere però!). Non so quanti aghi fossero infilzati nella mia mano. Ad uno ad uno li togliemmo tutti, e potei in qualche modo tornare a casa. Dolorante e terribilmente arrabbiato per la mia dabbenaggine!pennello_punta_aspera

Negli anni la nave è andata sempre più deteriorandosi, sino a crollare nella parte centrale, mangiata dall’erosione dell’acqua delle mareggiate. In questi giorni il Comune di Celle sta operando i lavori per la sua riqualificazione. Sorgerà un bellissimo Molo, tecnologicamente avanzato, con illuminazione a Led e alimentazione fotovoltaica. Sarà un nuovo posto dove nuovi bagnanti e nuovi sogni si specchieranno nelle acque cristalline del mare di Celle.

Ma non ci sarà più la nave. Un altro pezzo della mia, della nostra Celle che se ne va.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: