La mia Celle – 34. Si gioca, ma non solo a calcio…

Come raccontato in La mia Celle – 30. La partita di pallone il calcio giocava la sua parte nel tempo che si trascorreva con gli amici. Ma c’erano altri sport a cui ci applicavamo in spiaggia. In primis la pallavolo, con il campo ottenuto nello spazio dietro le cabine (tirando una corda a guisa di rete fissandola tra le cabine della terza fila da una parte e quelle grandi e fisse (sotto il lungomare) dall’altra.

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Una fase di gioco a basket… Sullo sfondo tutta la compagnia schierata a fare il tifo

A pallavolo giocavano anche le ragazze e la cosa portava a una partecipazione più sentita e coinvolgente. Le squadre erano miste e il gioco prestava il fianco ad occasioni divertenti, battute (effettive e di spirito…) a go go. A pallavolo giocavamo anche in spiaggia, quando la stagione era avanzata e si liberava un po’ di spazio fra l’ultima fila di ombrelloni rimasti e il blocco di cemento su cui c’erano le cabine. In questo caso la “rete” veniva fissata da una parte alla balaustra del corridoio delle cabine e dall’altra ad un ombrellone chiuso. Sempre pallavolo (ma solo “a palleggi” si giocava in riva, sulla battigia, soprattutto durante e dopo le mareggiate, quando la stessa si allungava permettendo di avere maggior spazio (e minori proteste da parte dei poveri bagnanti che venivano costantemente schizzati per via delle nostre corse e dei tuffi disperati per non far cadere a terra la palla).

 

Ma la palla compariva anche in acqua… si giocava spesso a pallanuoto (Antonio era un maestro per tutti), ma anche qui capitava che la palla schizzasse sulla superficie dell’acqua per andare a bagnare (se andava bene) o addirittura colpire in viso qualche malcapitato. Eravamo sempre sotto l’occhio vigile (?) dei bagnini, pronti a rimproverarci e a farci smettere.

Ma si può frenare l’esuberanza dell’adolescenza (e peggio della post adolescenza)? Difficile. Ed infatti noi non ci frenavamo. In acqua uno degli “sport” più praticati era senza la palla: i cosiddetti Cavalli Marci. Si formavano delle coppie (generalmente miste). La ragazza saliva sulle spalle del maschio con questo che stava con l’acqua all’incirca alla vita. Le ragazze iniziavano a lottare cercando di disarcionare le avversarie. Così facendo i maschi spesso finivano verso il largo quel tanto che bastava ad andare sott’acqua… Poi per evitare che la ragazza cadesse il maschio le stringeva le gambe saldamente… Insomma, avete capito che ne succedevano di ogni!

Ma lasciamo stare questi giochi volti alla promiscuità (anche se in realtà si faceva parecchia fatica a stare sotto…) e torniamo alla palla. Si giocava anche a basket. Cioè ci giocavano quelli che erano capaci. In paese, al campo delle scuole medie, venivano organizzati tornei riservati ai villeggianti, divisi per squadre che difendevano i colori dei propri stabilimenti balneari. Anche noi avevamo la nostra squadra e in massa si andava a tifarla.

Ma la più bizzarra delle attività sportive rimane l’invenzione del soft tennis. Si giocava con delle racchette leggere e le palline in gomma piuma.

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Io, impegnato in un “potente” servizio….

Nato per palleggiare amabilmente al volo in spiaggia. Ma noi lo trasformammo nel vero tennis. Disegnammo il campo sulla terrazza dello chalet, sopra la direzione dei Bagni Lido. Utilizzammo nastro adesivo nero. Costruimmo una rete alta circa 50 cm e…. via al torneo!

Credo che ci fu solo un’edizione, e nemmeno terminata. A qualcuno infatti saltò in mente che fosse pericoloso giocare lì, e ci fu proibito. Pazienza.

Quello, come tutte le altre cose fatte – di nascosto o apertamente – hanno segnato la nostra storia. E siamo qui a ricordarle, trenta, quarant’anni dopo. Perché sono indelebili.

34. continua…

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