Jessica Cugini: la politica (la città) appartiene a tutte e tutti

Domenica prossima, 12 giugno, ci saranno le elezioni a Verona per il rinnovo del Sindaco della città e del Consiglio comunale. Io non abito più nella città scaligera da quattro anni, ma ne sono ancora profondamente legato. Ho voluto così seguire la campagna elettorale che sta volgendo al termine e ho conosciuto – all’interno della coalizione Rete per Damiano Tommasi – una candidata straordinaria – e per certi aspetti di altri tempi – che vi invito a votare.

Sto parlando di Jessica Cugini – giornalista, mamma e attivista, tutte attività a tempo pieno – candidata nella lista In Comune per Verona – Sinistra civica ecologista. Appena incontri Jessica ti rendi immediatamente conto di due cose: la purezza e la forza. Ha uno sguardo limpido e un sorriso vero, parla con passione – capisci che crede nel profondo a ciò che dice – e dietro alla sua figura minuta esprime una determinazione travolgente, sorretta da una grandissima preparazione culturale e politica.

Nata a Sassari e arrivata a Verona ormai diciassette anni fa Jessica è madre di tre figli, lavora come giornalista per le riviste Nigrizia e Il Piccolo Missionario e nel 2020 è stata candidata alle elezioni regionali ottenendo un buon risultato personale, pur non venendo eletta.

Jessica, spesso ti definisci – politicamente parlando – una “figlia d’arte”. Come è nato il tuo amore per la politica?

Ironizzo sul fatto di essere “figlia d’arte” perché nasco in una famiglia di persone impegnate in politica, nel partito comunista. Per cui ho una matrice definita. I miei genitori (lo racconto sempre con un certo vanto) dicono che, da piccolina, io abbia imparato prima a cantare “el pueblo unido jamas serà vencido” che a parlare. Non so se sia “leggenda”, ma mi piace che sia un pezzetto della mia storia. Sono cresciuta tra sezioni e feste dell’Unità, mio padre è stato sindacalista Cgil alla petrolchimici di Porto Torres, poi segretario della Cgil di Sassari e del Pci cittadino, e per tre mandati consigliere regionale fino ai Ds, da cui è uscito per Sel, con tutti i passaggi seguenti che oggi portano a Sinistra italiana. Io dopo la Fgci, le scuole di partito Frattocchie ed Ariccia, un primo pezzo di Sinistra giovanile, non ho fatto più politica all’interno delle organizzazioni di partito. Ma ho sempre pensato che la politica fosse anche all’esterno dei partiti, appartenga al quotidiano di ciascuna e ciascuno di noi. Per cui il mio impegno è continuato nella professione e nella vita sociale, con incontri e sostegno ad associazioni che si schierano per quegli stessi diritti in cui io credo e di cui scrivo.

Il sorriso e l’orizzonte aperto di Jessica

Come pensi di dare il tuo contributo a Verona in caso di elezione in Consiglio Comunale?

Penso di poter fare la mia parte per quella parte da cui vengo. Mi vorrei occupare di sociale perché è il mio tema. Non credo a chi si improvvisa, a chi sa intervenire su ogni argomento, credo nelle competenze e nel contributo che queste possono dare alla politica nelle istituzioni. In questi 17 anni in cui abito a Verona ho collaborato con varie realtà cittadine e non, ho stretto relazioni e legami condividendo alcuni percorsi, credo quindi di poter tessere un filo tra le varie realtà che hanno necessità di mettersi in rete tra loro. Scrivo per bambine e bambini nel Piccolo Missionario, mi occupo di temi sui diritti, l’eguaglianza nella rivista, faccio laboratori sul linguaggio, i pregiudizi e la mala comunicazione sul tema delle migrazioni con le scuole superiori per cui credo di poter dare un contributo rispetto anche all’aspetto educativo e di comunicazione con le nuove generazioni. Da tempo seguo il tema del diritto alla cittadinanza per cui potrei dare un contributo con i figli e le figlie di genitori stranieri. Insomma, credo di avere un bagaglio da poter mettere a disposizione.

Quali sono a tuo avviso gli interventi più urgenti da realizzare a Verona?

Gli interventi nei quartieri per creare comunità dialoganti, partecipative ed educanti sul territorio. Si parla di degrado, baby gang, mancanza di servizi, povertà educativa e relazionale. Credo che occorra partire da una politica del territorio che ponga attenzione verso chi vi abita e che, a seconda dell’età ha esigenze differenti. Abbiamo visto crescere le fasce di povertà: le famiglie fanno sempre più fatica nel pagare affitti, bollette, rette scolastiche. L’urgenza vera è dare una risposta a tutto questo, perché poi sappiamo che dove vi è emergenza economica inizia l’abbandono scolastico, le bambine e bambini rischiano che l’unico momento educativo e ricreativo sia quello scolastico e dove non c’è attenzione verso la cultura poi si aprono delle sacche di marginalità che si fa fatica a recuperare. C’è un problema di solitudine e abbandono delle persone anziane, di mancanza di servizi nei quartieri. Occorre ripartire da lì. Io cullo il sogno delle scuole aperte nel pomeriggio, poli di incontro e aggregazione, per scambi intergenerazionali, dove tutte le famiglie possono trovare uno spazio per crescere e avere la possibilità di usufruire di tutta una serie di attività che altrimenti non potrebbero permettersi.

Con Damiano Tommasi e Nicola Fratoianni

Perché Damiano Tommasi potrebbe essere un buon Sindaco per la città?

Damiano sarà un buon sindaco perché parte dall’ascolto. Caratteristica fondamentale per chi vuole fare una buona politica. Sa fare gioco di squadra, cosa altrettanto importante. Non solo perché, come recita una delle frasi più famose e da lui più citate di don Milani, “sortirne insieme è politica”, ma perché da soli non si va da nessuna parte. L’imprinting di questo progetto di coalizione è stato il lavoro dei tavoli tematici. Stare seduti a confrontarsi e discutere, a condividere le idee, a trovare delle sintesi è una parte importante di un impegno condiviso.

Quali sono i tuoi valori primari come persona, donna e cittadina?

I miei valori sono quelli della Costituzione. Dallo scorso anno scrivo una rubrica sul mensile, ho curato un diario scolastico per il prossimo anno di scuola che si intitola “Alla scoperta della Costituzione”. E lì ci sono tutti i valori a cui ciascuna e ciascuno di noi come persona, donna o uomo, cittadina o cittadino ha il dovere di riferirsi. Fosse solo per come è nata la nostra Carta costituzionale, quanto ancora oggi è attuale e disattesa. Sono stata alunna di due studenti di Noberto Bobbio, ho studiato sui suoi libri, Calamandrei, Parri, Rosselli, Pertini, Rossi; ho avuto la fortuna, da bambina, di conoscere Nilde Iotti. Abbiamo una matrice valoriale che dobbiamo non solo commemorare ma vivere quotidianamente. Perché solo così tutto quel che è stato avrà di nuovo un senso.

Come riesci a conciliare il lavoro di giornalista, l’impegno politico con la famiglia?

Un augurio per un grande risultato

Riesco a conciliare perché le pari opportunità di cui spesso parlo durante gli incontri, i convegni, io le vivo nel mio quotidiano. Perché come diceva Eleanor Roosevelt, i diritti iniziano nei piccoli luoghi in cui abitiamo. E spetta a noi costruire contesti affinché esistano. A noi nel nostro contesto familiare, lavorativo, scolastico, associativo. È questione di cultura ed educazione, ma deve partire dal nostro esempio, dal nostro fare di tutti i giorni. Abbiamo una responsabilità individuale.

Infine Jessica, perché un elettore veronese dovrebbe mettere la croce sulla lista che rappresenti e scrivere a fianco il tuo nome?

Perché credo in quel che faccio e lo faccio con passione. Perché la mia matrice non la dimentico e la rivendico, la matrice di chi vuole fare politica con serietà, studiando, perché, come direbbe Guccini la mia parte ve la posso garantire”.

Questa è Jessica Cugini, questo è il suo pensiero, la sua azione. Io spero che tutti gli amici veronesi domenica la votino e vi invito a farlo. Grazie.

Tutte le fotografie sono di Chris Lee che ringrazio di cuore.

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