Vittore Bocchetta: un Uomo, un Amico

Probabilmente qualcuno, l’indomani del 18 febbraio 2021, si è chiesto del perché del mio silenzio. Chi ha vissuto gli anni a cavallo del secolo a Verona sa quanto forte fosse il legame, amicale, intellettuale e culturale che mi legava a Vittore. Dalle elezioni comunali del ’98 allo “strappo” di Di Pietro con i Democratici del 2001 Vittore ed io partecipammo alla vita politica veronese attivamente, prima di tutto fondando il Circolo Giustizia e Libertà. Ma la lotta politica fu solo un aspetto, il più appariscente, ma il meno importante, del rapporto fra me e lui.

Io vedevo in lui una guida, un Maestro e lui vedeva in me il suo clone, per molti aspetti. Passavamo ore a parlare, discutere, confrontarci. Conosco la sua vita nei minimi dettagli, sapendo che non mentiva (sono un ascoltatore attento e alla minima contraddizione – tipica dei millantatori – me ne accorgo). Avevamo molti aspetti caratteriali in comune, ci intendevamo alla meraviglia, con parole e sguardi. Fu lui a scrivere la prefazione al mio primo romanzo, fui io ad organizzargli mostre.

Ci univa un certo cinico scetticismo verso la politica che raddoppiava i nostri sforzi pur sapendo che a nulla sarebbe valso. Ma Vittore era un combattente, uno che non rinunciava ai propri pensieri ed ai propri ideali. Poteva sembrare burbero per l’attitudine alla verità e schiettezza. In realtà era di una simpatia unica, sottile, arguta. Ho mille aneddoti raccontati da lui e potrei farne un libro, ma li terrò per me.

Ecco, il motivo del mio silenzio è anche questa riservatezza. Vittore mi ha insegnato che non conta ciò che si mostra di sé, ma ciò che si è. E per dirla con la Fallaci, lui era Un Uomo.

Al mondo rimangono le sue sculture pubbliche (a Chicago, a Verona, in Germania), qualcuno avrà la sua splendida collezione di quadri e sculture privati; rimangono i suoi libri, scritti e pubblicati negli USA e in Italia. Ma a me rimangono i ricordi del tempo trascorso insieme, i suoi insegnamenti – di vita prima di tutto – le battaglie (quasi tutte perse, ma vinte nell’approccio e nella conduzione).

Pochi giorni fa – il 15 novembre – era il suo compleanno. Riceveva auguri da ogni parte del mondo – lui che il mondo l’aveva vissuto fra Italia, Libia, Argentina, Venezuela e Stati Uniti – perché ovunque fosse andato lasciava in tutti un segno profondo.

Sono stato fortunato ad averlo come Amico.

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